AGENDA

giovedì 26 gennaio: Pensare Gallarate Tutti insieme, 4°incontro sulla variante generale al PGT, ore 21.00, sala consilare largo Camussi 5
mercoledì 1 febbraio: assemblea pubblica sul progetto Ricicleco del nuovo centro rifiuti a Sciaré, ore 21.00, circolo di Sciaré via Montenero 10
giovedì 2 febbraio: commissione bilancio, ore 17.30, Palazzo Borghi via Verdi (Riacquisto partecipazioni azionarie dei soci pubblici nelle società AMSC SPA e AMSC I&S SPA)

26.1.12

Contrari a QUESTO progetto di centro rifiuti di Sciaré


Sia chiaro, non soffriamo della sindrome Nimby: cioè dappertutto tranne che nel nostro giardino. Diremmo, e diciamo, le stesse cose se il centro di compostaggio previsto a Sciaré lo volessero costruire in un’altra città. Sia chiaro anche che, per affrontare il “problema dei rifiuti”, bisogna intervenire sulla riduzione della quantità di rifiuti prodotti (eliminare i sacchetti e le confezioni inutili, smettere di comprare e produrre bottiglie di plastica, tornare alle vecchie ma pratiche ed ecocompatibili sporte, diffondere i distributori di latte, paste, detersivi…) e sulla raccolta differenziata e successivo riciclaggio di quei rifiuti che non è possibile non produrre.

Non siamo a priori contrari a ogni centro di compostaggio. Anzi.
Siamo contrari a questo progetto di centro di compostaggio.
Siamo contrari per il posto dove lo si vuole costruire: un’area di esondazione di fascia B del Rile e del Tenore che già è erosa dalla presenza dell’Hupac e che lo sarà ancora di più dalla futura realizzazione della bretella alla Pedemontana. Non vogliamo essere allarmisti, ma dopo le inondazioni che stanno colpendo la Penisola, non varrà la pena cominciare a usare un po’ di buon senso e di cautela?
Per la cementificazione dell’area che il progetto prevede, area oggi verde giacché appunto area di esondazione: un capannone di oltre 4.000 m², una tettoia tamponata di 1380 m², una tettoia aperta, due cilindri per la digestione anaerobica di 20 metri di altezza, l’area di deposito pavimentata e altro ancora.
Per la quantità di rifiuti che si vogliono trattare e le conseguenze che ne verranno per noi cittadini: più di 35.000 tonellate di rifiuti organici all’anno. Per avere un’idea, circa il 70% dei rifiuti organici prodotti dall’intera provincia di Varese! Come verranno portati al centro questi rifiuti? Quanti camion passeranno sulle nostre strade in aggiunta al traffico esigente? Quali odori si sentiranno nei quartieri vicini, dove già oggi ci sono lamentele? Che conseguenze ci saranno per gli abitanti, i negozi e le realtà produttive di Sciaré e Madonna in Campagna?
Ricicleco, la società che presenta il progetto, assicura che non ci saranno né odori, né rumori, né traffico. E’ la stessa società che già oggi assicura che non è lei la responsabile degli odori che i cittadini annusano e denunciano. E’ la stessa società che ha ricevuto dalla provincia di Varese varie diffide. E’ la stessa società che afferma che non è necessaria una VIA, valutazione d’impatto ambientale.

A decidere sarà la Provincia di Varese, su delega della Regione, come la legge prevede. Le due città coinvolte, Gallarate e Cassano Magnago, potranno e dovranno esprimere un loro parere.
Bene fa l’amministrazione di Gallarate a confrontarsi coi cittadini, a fare conoscere il progetto, a uscire dalla logica che tutto viene fatto sulle nostre teste senza la possibilità di prendere parola. Un’assemblea, quella organizzata mercoledì 1 febbraio, per ascoltare noi abitanti, tenere conto di quel che diciamo, portare in Provincia la nostra voce. Voce che la Provincia e chi nella Provincia di Varese rappresenta il nostro territorio dovrà ascoltare. Anche scegliendo di richiedere una valutazione ambientale. Il minimo per decidere su un progetto di tale portata.

21.1.12

cambiare strada, propriamente.

Ecco la bretella della SS341. Un’altra strada. Costo 261 milioni di euro, disponibilità poco più di un terzo. Ma fa niente, si va avanti. Serve a Malpensa, la grande Malpensa. Serve a velocizzare un traffico che ormai dire congestionato è essere ottimisti. Serve a rilanciare l’economia, gli appalti, i subappalti e tutto il carrozzone. Sperando che non accada come per la BreBeMi, che non serva cioè anche a fare sparire un po’ di rifiuti tossici.
Pazienza se passa su una delle ultime aree verdi di Gallarate, per non parlare delle città e paesi vicini. Pazienza se ormai tutti sanno che nuove strade portano nuovo traffico e nuovo inquinamento. Pazienza se qualcuno perderà la propria casa.
E’ il progresso. Vorrete mica tornare ancora alla carrozza coi cavalli? Alla carrozza no. Ma a una vita più salubre, dove amici e parenti non si ammalino di tumore, a un progresso più ragionevole che permetta di salvaguardare l’ambiente, a una mobilità più sostenibile che non ci soffochi col PM10, decisamente sì.
L’Europa, tanto invocata quando c’è da tagliare pensioni e salari, quando c’è da privatizzare servizi pubblici e stato sociale, quando c’è da giustificare sacrifici, rimane completamente inascoltata quando parla di interventi per ridurre l’inquinamento veicolare, quando promuove il trasporto ferroviario, quando propone una mobilità sostenibile.

E’ ora di cambiare strada, propriamente. Di cominciare a pensare e progettare guardando un po’ più in là dell’Expo del 2015. Pensare che verrà anche il 2016, che verranno altri decenni, che i bambini di adesso si troveranno un giorno uomini e donne senza aria, senza acqua, senza risorse, senza natura.
E’ ora di progettare una mobilità sostenibile su piccola scala (promuovendo la mobilità ciclopedonale) e su grande scala (promuovendo il trasporto ferroviario). Pensando a chi il treno lo usa o potrebbe cominciare a usarlo nei suoi spostamenti, anziché a opere costose e devastanti, come le uniche che Regione Lombardia e il sistema Italia continuano a progettare, dal tunnel di Moriggia (e di Crenna, di Casorate Sempione e di tanti altri comuni che verranno violentati da quel tracciato) alla TAV in Val di Susa.
E se il progetto della SS341 proprio non si può fermare, che almeno, almeno, la Regione metta uguale impegno e uguali risorse in interventi di compensazione ambientale.